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LA CONOSCI?

Partecipa al nostro gioco: divertiti a leggere i suggerimenti delle varie schede e a cercare di indovinare il nome delle scienziate e letterate!

La conosci?

SCOPRI CHI È!
— SUGGERIMENTO 1

A diciassette anni scrisse il suo primo saggio, un commentario sull'analisi delle sezioni coniche del matematico francese de L'Hôpital.

— SUGGERIMENTO 2

Il suo nome è anche legato a una particolare curva geometrica.

— SUGGERIMENTO 3

Papa Benedetto XIV la nominò professore di Matematica e filosofia naturale all'Università di Bologna, dove però, come accadde anche ad altre scienziate, non le venne mai consentito di insegnare.

La risposta corretta è...

Maria Gaetana Agnesi

Maria Gaetana Agnesi fu una figura di spicco nell'Italia settecentesca, prima per il suo grande talento matematico e successivamente per l'impegno e la devozione con cui si dedicò alle opere caritatevoli. Nata a Milano da una famiglia nobile, Maria Gaetana Agnesi mostrò ben presto di possedere una straordinaria intelligenza e una particolare propensione per le lingue straniere e per la matematica. Queste doti vennero riconosciute e incoraggiate dal padre, docente di matematica presso l'Università di Bologna, che la fece studiare privatamente con illustri precettori e ne fece quasi un'attrazione per il proprio salotto.

A diciassette anni Maria Gaetana scrisse il suo primo saggio, un commentario sull'analisi delle sezioni coniche del matematico francese de L'Hôpital, e, qualche anno dopo, pubblicò una raccolta di saggi di filosofia, matematica e fisica, le Propositiones philosophicae, nelle quali toccava anche la questione dell'istruzione femminile. Il suo lavoro più importante fu Istituzioni Analitiche, un testo pensato come manuale di studio che trattava in maniera chiara e concisa le diverse aree della matematica: l'algebra, la geometria e i neonati calcolo differenziale e integrale. Era il primo lavoro sistematico di questo genere ed ottenne un notevole successo, non solo per la chiarezza e l'originalità di molte argomentazioni, ma anche poiché aggiornava le teorie seicentesche con le nuove teorie elaborate nel XVIII secolo. Esso inoltre conteneva nuovi procedimenti per la risoluzione delle equazioni differenziali.

Il nome della Agnesi è anche legato a una particolare curva geometrica detta, appunto, "versiera di Agnesi". Nel 1750 venne nominata docente di matematica presso l'Università di Bologna ma due anni più tardi, alla morte del padre, si ritirò completamente dalla vita pubblica per dedicarsi alla cura dei poveri e dei malati e allo studio delle Sacre Scritture. Fondò a Milano il Pio Albergo Trivulzio, un ospizio che diresse fino alla morte.

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— LIBRI

Maria Gaetana Agnesi, Matematica e compassione, di Giovanna Tilche (Castelvecchi, 2018)

— WEB

www.enciclopediadelledonne.it

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SCOPRI CHI È!
— SUGGERIMENTO 1

È stata la prima donna ad ottenere un PhD in Fisica all'Università di Cambridge nel 1926.

— SUGGERIMENTO 2

Da lei prende il nome una tecnica di deposizione di film sottili con precisione molecolare.

— SUGGERIMENTO 3

Inventò un vetro non riflettente che venne usato nelle cineprese del film "Via col Vento".

La risposta corretta è...

Katharine Burr Blodgett

Katharine Burr Blodgett (Schenectady, 10 gennaio 1898 – Schenectady, 12 ottobre 1979).
Suo padre era un avvocato specializzato in brevetti alla General Electric (GE) dove era a capo di un Dipartimento.
Nel 1912, si iscrisse alla scuola Rayson, una scuola privata che dava un'educazione equivalente a quella che ricevevano i ragazzi della sua età. Sin da piccola mostrò predisposizione per la matematica e in seguito vinse una borsa di studio per il College Bryn Mawr, dove si distinse per la matematica e la fisica, diplomandosi nel 1917.
Interessata alla ricerca scientifica, nella pausa invernale dell’ultimo anno di college gli ex-colleghi di suo padre le presentarono il Dr. Irving Langmuir, ricercatore chimico al GE Research Laboratory a Schenectady. Langmuir le fece visitare la struttura rendendosi subito conto delle attitudini e del potenziale della ragazza. Le consigliò quindi di proseguire gli studi e poi presentare domanda di impiego alla GE. Blodgett ottenne la laurea in fisica all’Università di Chicago nel 1918 discutendo una ricerca sulle capacità di assorbimento del carbone per maschere antigas, pubblicando un articolo sui materiali per le maschere antigas sul giornale scientifico Physical Review all'età di 21 anni.
Nel 1920 fu assunta come assistente ricercatrice di Langmuir, prima donna nei laboratori della GE. Nel frattempo (1924), le fu offerta una posizione di dottorato al Sir Ernest Rutherford's Cavendish Laboratory. Fu la prima donna a ricevere un dottorato in fisica dall'Università di Cambridge, nel 1926. Blodgett e Langmuir lavorarono sugli strati monomolecolari utilizzabili per il ricoprimento di superfici di acqua, metallo e vetro in strati di pochi nanometri di spessore. Nel 1935 usò lo stearato di bario e ricoprì un vetro con 44 monostrati che resero il vetro trasparente al 99%, creando così il vetro invisibile.

Oggi tale ricoprimento è chiamato film di Langmuir-Blodgett. Nell’articolo del 1935 viene descritto lo strumento e la tecnica per sovrapporre rivestimenti monomolecolari uno alla volta su vetro o metallo. L’apparecchio usato e perfezionato da Blodgett è oggi conosciuto come vasca di Langmuir-Blodgett. Il vetro non riflettente fu usato per la prima volta in cinematografia negli obiettivi delle cineprese per Via Col Vento (1939), la nitidezza dei colori era tale che l’industria presto cominciò a fare largo uso del vetro di Blodgett.

Durante la 2a Guerra mondiale il vetro antiriflesso fu impiegato anche nei periscopi dei sommergibili e per le telecamere degli aerei da ricognizione. Blodgett inventò anche l’indicatore di colore, uno strumento per misurare lo spessore dei rivestimenti molecolari depositati sul vetro. Ottenne 8 U.S. brevetti nel corso della sua carriera. Solo in due era presente un altro inventore: Vincent J. Schaefer. Pubblicò oltre 30 articoli tecnici su vari giornali scientifici, e divenne popolare apparendo in servizi sui noti periodici Life e Time.

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— VIDEO

https://www.pbs.org/video/katharine-burr-blodgett-she-inspires-marl6o/

— WEB

https://ilblogdellasci.wordpress.com/tag/katharine-burr-blodgett/

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— SUGGERIMENTO 1

Nel 1997 fonda l’Institute for Women and Technology - che oggi porta il suo nome - con l’ambizioso obiettivo di portare la rappresentanza femminile nel settore informatico e tecnologico al 50% entro il 2020.

— SUGGERIMENTO 2

Ha fondato il “Grace Hopper Celebration of Women Computing (GHC)”, ancora oggi il più grande raduno mondiale di donne che si occupano di informatica e information technology.

— SUGGERIMENTO 3

Per renderle omaggio, nel 2004 Google ha istituito una borsa di studio che dal 2017 si chiama Women Techmakers.

La risposta corretta è...

Anita Borg

Anita Borg è stata un’informatica americana. Ha fondato l’Istituto per Donne e Tecnologia (che oggi si chiama Anita Borg Institute for Women and Technology) e lanciato le conferenze Grace Hopper Celebration of Women in Computing.

Anita Borg (17 gennaio 1949 – 6 aprile 2003) ha ispirato, motivato e stimolato numerose donne ad avvicinarsi alla tecnologia. Nata a Chicago, in Illinois, ha iniziato a programmare nel 1969. Studentessa di informatica all’Università di New York, ha lavorato in numerose aziende di tecnologia americane, inizialmente come ricercatrice. Sviluppò Mecca, un sistema di comunicazione via mail per comunità virtuali basato su web, quando ancora il concetto di community non esisteva. Nel 1987 fondò “Systers”, la più grande comunità al mondo per lo scambio di email tra donne che operavano in ambito informatico, un luogo privato in cui condividere opinioni professionali e portare avanti discussioni tecniche. È lei la responsabile dell’inclusione femminile nella rivoluzione tecnologica, non come spettatrici passive ma come partecipanti attive e in alcuni casi anche come vere e proprie leader.
Nel 1994 ha fondato il Grace Hopper Celebration of Women in Computing: inizialmente l’idea era quella di creare un convegno annuale in rosa dell’informatica, le partecipanti alla prima edizione furono 500. Ancora oggi l’appuntamento è tra i più seguiti e partecipati in Usa.
Nel 1997, Anita Borg lasciò la Digital Equipment Corporation ed iniziò a lavorare come ricercatrice presso l’Office of the Chief Technology Officer allo Xerox PARC. Poco dopo, fondò l’Institute for Women and Technology, che nel 2003 – ormai cresciuto e attivo a livello internazionale – è stato rinominato in suo onore.

Le sue attività hanno favorito l’inclusione delle donne in tutti gli aspetti dell’informatica. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, come ad esempio l’Heinz Award per la Tecnologia, l’Economia e l’Occupazione. Nel 1999 il presidente Clinton ha incaricato Anita di costituire la Commissione per l’Avanzamento delle Donne e delle Minoranze in Scienze, Ingegneria e Tecnologia. Il suo obiettivo al 2020 era quello di far sì che le donne nella tecnologia fossero il 50% della forza lavoro. Anche Google le ha dedicato una borsa di studio, rivolta a studentesse in Informatica e Ingegneria Informatica di tutto il mondo.

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— VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=GrEtxOtbnow

— WEB

https://oggiscienza.it/2019/02/14/anita-borg/

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— SUGGERIMENTO 1

Nel 2013 è stata nominata senatrice a vita.

— SUGGERIMENTO 2

La sua ricerca riguarda le cellule staminali e le malattie neurodegenerative.

— SUGGERIMENTO 3

Ha scritto diversi articoli di protesta per le modalità di finanziamento dello Human Technopole e dell’IIT di Genova (quest’ultimo ha inserito notizie false nel profilo Wikipedia della scienziata).

La risposta corretta è...

Elena Cattaneo

Elena Cattaneo (1962) si laurea in Farmacia, summa con laude, all’Università di Milano nel 1986. Il padre, quadro tecnico della Fiat, e la madre, ragioniere, le trasmettono una grande cultura del lavoro e della sua dignità fin da piccola. Il fascino della biologia e della medicina l’hanno spinta a iscriversi alla facoltà di Farmacia. Per la tesi di laurea sceglie un lavoro sperimentale nel laboratorio dell’azienda farmaceutica Recordati, dove si occupa dello studio dei recettori di membrana e della caratterizzazione del binding molecolare.

A soli 26 anni, Elena parte per il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, per andare a lavorare nel laboratorio di Ronald McKay, un pioniere delle cellule staminali. Qui Elena inizia a studiare le cellule staminali, che diventeranno il tema centrale delle sue ricerche. Sono cellule indifferenziate, primitive, in grado di dare origine a tutte (o quasi) le cellule dell’organismo. La manipolazione delle cellule staminali non è un processo semplice e la scoperta dei cocktail di fattori di crescita necessari a indirizzare una cellula progenitrice verso un preciso destino è complicata.
Quella che doveva essere una breve esperienza all’estero si rivela l’evento che le cambia la vita. A Boston un altro incontro casuale la porta a una svolta importante a livello lavorativo infatti, dopo aver conosciuto Nancy Wexler, inizia a interessarsi allo studio della Corea di Huntington. La Corea di Huntington è una devastante malattia ereditaria neurodegenerativa che è sempre fatale. Il disordine del sistema nervoso centrale provoca la progressiva perdita di alcuni neuroni del cervello, riducendo lentamente la capacità di una persona di camminare, pensare, parlare, essere.

Nel 1992 Elena Cattaneo, torna in Italia e nel 1995 vince il posto di ricercatore, e poco dopo di professore presso l’Ateneo milanese. Nel 2006, assieme a Giulio Cossu, Fulvio Gandolfi e Ivan Torrente, fonda il Centro Interdipartimentale di Ricerche sulle Cellule Staminali (UniStem) dell’Università di Milano, del quale diventa direttrice. Con gli anni arrivano i riconoscimenti tra cui la Medaglia dal Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, per gli studi sulla Corea di Huntington e sulle cellule staminali. Negli ultimi anni è anche impegnata attivamente. Elena si batte pubblicamente per ottenere il riconoscimento della libertà di utilizzare le cellule staminali embrionali nei laboratori, senza sminuire il ruolo e le possibili applicazioni di quelle staminali adulte.

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— LIBRI

Libere di essere e di pensare (AA.VV.) (Editorialenovanta, 2019)

— WEB

www.donnenellascienza.it/

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— SUGGERIMENTO 1

Fu l’unica donna (e una dei 3 unici afroamericani) ammessi al dottorato nel 1938 nell’università 'per bianchi' West Virginia University.

— SUGGERIMENTO 2

Negli anni ‘60 un astronuta pretese che lei rifacesse tutti i calcoli ottenuti dal primo computer IBM 7090. «Fate ricontrollare alla ragazza i numeri. Se lei dice che sono esatti, sono pronto a partire», disse.

— SUGGERIMENTO 3

La sua figura è immortalata con una Barbie.

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Katherine Coleman Goble Johnson

Matematica e ricercatrice, Katherine Johnson ha partecipato alla realizzazione dei programmi aeronautici e spaziali americani.

Katherine Coleman Goble Johnson ha compiuto 100 anni il 26 agosto 2018. Nata nel 1918 a White Sulphur Springs (Virginia Occidentale) si è distinta per le sue capacità matematiche fin dalla prima infanzia, entrando alla Nasa nel 1953 quando calcoli e controlli non erano ancora coadiuvati dai computer.
Matematica, fisica e ricercatrice, è annoverata anche nel vasto elenco degli informatici poiché, con l’avvento degli elaboratori ha dato ulteriore sfoggio delle sue doti.

Nel 1938 la Johnson è stata ammessa alla scuola di specializzazione West Virginia University insieme ad altri due studenti afroamericani (uomini), in seguito alla sentenza 337 della Corte Suprema degli Stati Uniti con cui è stato stabilito che gli Stati avrebbero dovuto soddisfare le necessità di istruzione anche degli studenti di colore. Una sentenza assunta a punto di svolta della fine della segregazione.

Si è profilata nella ricerca e nell’analisi di sistemi per l’aeronautica per poi aderire, a partire dal 1958, ai team di ingegneria aerospaziale, partecipando ai calcoli delle traiettorie di volo della missione Mercury il 5 maggio 1961 che avrebbe portato nello spazio il primo uomo americano, il pilota collaudatore Alan Shepard.
Nel 1962 è stata inserita nel team di controllo dell’affidabilità dei calcolatori elettronici, nel frattempo adottati dalla Nasa, aprendole così le porte all’informatica e ai gruppi di lavoro che hanno calcolato le traiettorie della missione Apollo 11, che ha portato l’uomo sulla Luna. I suoi lavori di verifica sono stati fondamentali per riportare a casa gli astronauti della missione Apollo 13, in difficoltà dopo l’esplosione di un serbatoio di ossigeno.
Prima del 1986, anno in cui si è ritirata, ha lavorato al programma Space Shuttle e ha collaborato ai piani futuristici per una missione su Marte.
Nel 2015 l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, l’ha insignita della Medaglia presidenziale della libertà. Nel 2016 il film Il diritto di contare (Hidden Figures) del regista Theodore Melfi ne ha raccontato la vita, in uno scenario di emancipazione razziale e femminile.

La sua figura è immortalata con una Barbie.

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— CINEMA

Hidden Figures (in italiano: Il diritto di contare), di Theodore Melfi (2016)

— WEB

ilmanifesto.it/katherine-johnson-matematica-stellare/

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— SUGGERIMENTO 1

Prima donna italiana e terza donna europea a volare nello spazio.

— SUGGERIMENTO 2

È conosciuta come AstroSam.

— SUGGERIMENTO 3

Nel 2015 è stata insignita del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e nel dicembre dello stesso anno è stata nominata ambasciatrice Unicef.

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Samantha Cristoforetti

Samantha Cristoforetti (1977 - ) è un'astronauta italiana. Dopo aver frequentato l'École supérieure de l'aéronautique et de l'espace di Tolosa (2000) e la Mendeleev university of chemical technology di Mosca (2000-2001) ha conseguito la laurea in Ingegneria meccanica presso la Technische Universität di Monaco di Baviera (2001) e quindi quella in Ingegneria meccanica e scienze aeronautiche presso l'Accademia aeronautica di Pozzuoli (2005).

Dal 2005 al 2006 ha completato la sua formazione di aviatrice militare diventando pilota di caccia presso la Sheppard air force base di Wichita Falls (Texas). Capitano dell'Aeronautica militare italiana, con al suo attivo oltre cinquecento ore di volo, nel 2009 è stata selezionata come astronauta dall’Agenzia spaziale europea. Prima donna italiana (settimo astronauta italiano) e terza europea a volare nello spazio, in qualità di membro della Expedition 42/43 dal 23 novembre 2014 C. ha partecipato infatti a una missione presso la Stazione spaziale internazionale (ISS), il cui termine, inizialmente previsto per il maggio 2015, è stato posticipato di un mese a causa della disintegrazione nell’atmosfera del cargo Progress M-27M, che avrebbe dovuto consegnare all'ISS viveri, rifornimenti e materiali per gli esperimenti scientifici.

Il 7 giugno C. ha stabilito il primato mondiale di permanenza consecutiva nello spazio per una donna (195 giorni), e l'11 dello stesso mese ha fatto ritorno sulla Terra dopo 199 giorni e 18 ore trascorsi in orbita, superando anche il record precedente per un astronauta italiano, detenuto da L. Parmitano con 166 giorni e 6 ore. Nel 2015 l'astronauta è stata insignita del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e nel dicembre dello stesso anno è stata nominata ambasciatrice Unicef.

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— CINEMA

ASTROSAMANTHA (documentario), di Gianluca Cerasola

— WEB

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— SUGGERIMENTO 1

Polacca, ha ricevuto due premi Nobel, uno per la Chimica ed uno per la Fisica.

— SUGGERIMENTO 2

Ricevette una lettera di incoraggiamento da Albert Einstein.

— SUGGERIMENTO 3

Morì il 4 luglio del 1934 di anemia perniciosa, in conseguenza della lunga esposizione alle sostanze radioattive.

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Marie Sklodowska Curie

Marie Sklodowska Curie (1867-1934) nasce a Varsavia: la madre era pianista, cantante e professoressa; il padre, invece, esercitava la professione di insegnante di matematica e fisica. Anche la piccola Marie decide di studiare fisica, a dispetto del fatto che questa scelta fosse inizialmente assai osteggiata. L'idea che una donna potesse intraprendere la carriera scientifica era inconcepibile per quel tempo.

Finiti dunque gli studi superiori a quindici anni, per gli otto successivi lavora come precettrice e istitutrice allo scopo di per potersi sostenere le spese universitarie. Infatti, nel novembre del 1891, visto e considerato che l'università di Varsavia era interdetta alle donne, Marie e la sorella maggiore Bronia si trasferiscono in Francia per iscriversi e studiare alla celebre Sorbonne. A Parigi, Marie incontrerà Pierre Curie, un professore della scuola di Fisica, che il 26 luglio 1895 diventa suo marito e poi, successivamente, "compagno di laboratorio" nella ricerca scientifica.

Nello studio della radioattività, condotto con mezzi rudimentali e senza aiutanti, i due coniugi scoprono due nuovi elementi chimici, il radio e il polonio. Marie comprende, inoltre, che la radioattività è un fenomeno atomico, demolendo con questa geniale intuizione la convinzione della fisica di allora che l'atomo fosse la particella più piccola della materia. Molto presto si accorge con il marito che nella pechblenda c'è una sostanza sconosciuta, ancora più radioattiva del polonio. Lo battezzano radio. La scoperta viene annunciata il 26 dicembre 1898 all'Accademia delle Scienze a Parigi e, nel 1902, riceve il premio Nobel per la Fisica con Becquerel. Dopo la tragica morte del marito avvenuta nel 1906, Marie Curie continua a lavorare nel suo laboratorio, viene chiamata alla cattedra alla Sorbonne (la stessa che fu del marito) e riesce a isolare il polonio puro e il radio puro. Per questo successo, nel 1911, viene insignita con il premio Nobel per la Chimica.

Marie e Pierre donarono all'umanità i risultati della loro ricerca, senza pretendere mai nulla in cambio. Durante la Prima Guerra mondiale, inoltre, Marie Curie si è prodigata in molti modi per alleviare il dramma dei combattenti. Recatasi al fronte con la figlia Irène per assistere i feriti, inventò le famose Petit Curie, delle automobili attrezzate con apparecchiature a raggi X. Morì il 4 luglio del 1934 di anemia perniciosa in conseguenza della lunga esposizione alle sostanze radioattive.

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— CINEMA

RADIOACTIVE, di Marjane Satrapi

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— SUGGERIMENTO 1

Riuscì per prima a identificare la forma del DNA.

— SUGGERIMENTO 2

Risolse la struttura del virus del mosaico del tabacco.

— SUGGERIMENTO 3

Il Nobel venne consegnato a Watson, Crick e Wilkins senza che nessuno esprimesse un ringraziamento per lei.

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Rosalind Elsie Franklin

Nata in un’influente famiglia di banchieri e uomini politici di origine ebraica, Rosalind Elsie Franklin (1920-1958) si iscrisse al Newnham College di Cambridge, contro il volere del padre per il quale avrebbe dovuto dedicarsi a opere di beneficienza. Dopo la laurea nel 1942, ottenne un posto di assistente presso la British Coal Utilization Research Association (BCURA), dove studiò la struttura delle molecole del carbone e della grafite, alla base del dottorato, conseguito in chimica-fisica nel 1945, a Cambridge.

Nel 1951 è a Londra presso il King’s College. Qui non si sentì mai a proprio agio, soprattutto a causa del rapporto difficile con il collega Maurice Wilkins che studiava la struttura del DNA. Wilkins, un principiante nell’uso delle tecniche di diffrazione a raggi X, avrebbe preteso che lei, cristallografa esperta, condividesse con lui i propri risultati.
Frustrato, si lamentò della collega con Francis Crick e James Watson del laboratorio Cavendish diretto da Max Perutz, all’università di Cambridge. Anch’essi erano interessati a scoprire l’esatta struttura del DNA di cui si conosceva solo la forma A.

Rosalind Franklin riuscì a identificarne la forma B, a ricavare dati sulla sua densità, sul suo contenuto in acqua e sulla posizione degli zuccheri nella molecola. Ottenne immagini bellissime, tra cui la famosa “Photograph 51”. Giustamente, non accettava di condividere con i colleghi i dati scientifici, foto comprese, che stava accumulando insieme al suo studente Gosling e ancora da pubblicare. Tuttavia nel gennaio 1953 Wilkins mostrò a Watson la copia, fatta di nascosto, di una delle foto di Rosalind. Dal canto suo Max Perutz diede da leggere a Watson e Crick il rapporto sulla forma B che la Franklin aveva scritto per il British Medical Council. Da tutto ciò i due ricavarono i dati per la convalida del modello a doppia elica che pubblicarono il 25 aprile 1953 su Nature.

Nel 1956 si ammalò e il 16 aprile del 1958 morì, all’età di 38 anni. Bernal disse di lei «Le sue foto a raggi X sono tra le più belle finora ottenute di qualsiasi sostanza» e Aaron Klug «rendeva bella qualunque cosa toccasse».

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PHOTOGRAPH 51, di Michael Grandage

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— SUGGERIMENTO 1

Diede un importante contributo alla dimostrazione dell'ultimo teorema di Fermat.

— SUGGERIMENTO 2

Nel 1809 vince un premio dell'Accademia delle Scienze francese.

— SUGGERIMENTO 3

In quanto donna, non poteva accedere alle lezioni dell'Ecole Polytecnique. Riuscì però a procurarsi gli appunti delle lezioni di analisi di Joseph Lagrange, a cui spedì alcuni suoi elaborati con lo pseudonimo di Monsieur Le Blanc.

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Sophie Germain

Sophie Germain nacque nel 1776 a Parigi da una famiglia borghese e iniziò sin da ragazzina a studiare la matematica, nonostante la famiglia si opponesse a questa passione "poco femminile". In quanto donna, Sophie non poteva accedere alle lezioni dell'Ecole Polytecnique. Riuscì però a procurarsi gli appunti delle lezioni di analisi di Joseph Lagrange, a cui spedì alcuni suoi elaborati con lo pseudonimo di Monsieur Le Blanc.

È l'inizio di una singolare carriera per questa matematica che, pur lavorando da sola, senza una adeguata preparazione formale e in quasi totale isolamento rispetto all'ambiente scientifico, diede importanti contributi alla teoria dei numeri e alla teoria dell'elasticità. Sempre firmandosi Monsieur Le Blanc, Sophie iniziò una lunga corrispondenza col matematico tedesco Karl Gauss, che si occupava di teoria dei numeri. Egli ammirò molto il suo lavoro e lo tenne in grande considerazione. Successivamente prese a studiare la fisica matematica e in particolare i fenomeni di elasticità, un settore che in quel periodo aveva attirato l'attenzione di numerosi scienziati. Nel 1809 l'Accademia delle Scienze francese aveva infatti messo in palio un premio per chi avesse affrontato il problema delle vibrazioni elastiche delle lastre. Sophie partecipò al concorso, fornendo le migliori soluzioni matematiche e vincendo il prestigioso premio. Il suo lavoro, Recherches sur la théorie des surfaces elastiques, venne pubblicato nel 1821.

La Germain diede inoltre un importante contributo alla dimostrazione dell'ultimo teorema di Fermat. Negli ultimi anni della sua vita Sophie uscì in parte dall'isolamento dalla comunità scientifica, grazie all'amicizia con il matematico Joseph Fourier, che le permise di assistere alle sessioni pubbliche dell'Accademia delle Scienze. In quel periodo scrisse anche alcune riflessioni filosofiche sulla scienza e in particolare sulle relazioni tra scienza e arte. Morì nel 1831.

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— LIBRI

Sophie Germain. Una matematica dimenticata, di Laura Toti Rigatelli (Archinto, 2007)

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— SUGGERIMENTO 1

Ha istituito il programma globale “Roots&Shoots” per la sensibilizzazione dei più giovani sui temi della tutela ambientale.

— SUGGERIMENTO 2

Ha fondato un ente attivo in tutto il mondo per la tutela della natura. I suoi libri continuano a ispirare generazioni di giovani naturalisti.

— SUGGERIMENTO 3

È l’unico essere umano accettato da una comunità di scimpanzé selvatici.

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Jane Goodall

Jane Goodall nasce a Londra il 3 aprile 1934. Sin dai primi anni di vita dimostra un forte interesse per il mondo degli animali. Il padre Mortimer decide di trasferirsi in Francia quando Jane ha soltanto cinque anni. Pochi mesi dopo il loro arrivo decide di ricondurre la famiglia in Inghilterra per arruolarsi nell’esercito inglese. I racconti degli aventi bellici porteranno Jane ad avere un innato senso del rifiuto per la guerra.
Negli anni l’interesse di Jane per il mondo degli animali si accresce e, quando ne ha l’opportunità, decide di recarsi in Kenya dove conosce l’antropologo Louis Leakey. Il celebre scienziato vuole organizzare delle ricerche sugli animali geneticamente più vicini all’uomo, gli scimpanzé, e ha in progetto un centro di ricerche a Gombe in Tanzania dove Jane si trasferisce definitivamente nel 1960.

Una delle principali scoperte riguarda l’utilizzo di utensili da parte degli scimpanzé, i quali si servono di rametti ben ripuliti per raccogliere le termiti e cibarsene. Gli studi dalla Goodall rivelano molti aspetti sconosciuti degli scimpanzé, animali complessi, intelligenti e dotati di emozioni e sentimenti, oltre che di una complessa struttura sociale.

Jane si laurea in Etologia all’Università di Cambridge, per ritornare subito in Africa a continuare i suoi studi. Istituisce il Gombe Stream Research Centre e si dedica alla divulgazione scientifica, scrivendo alcuni saggi di grande successo, come il celebre “L’ombra dell’uomo” e “Le ragioni della speranza”, in cui la Goodall sottolinea con convinzione il suo ottimismo sul futuro dell’umanità, ma anche quanto sia necessario un forte impegno da parte di tutti per tutelare il mondo in cui viviamo.

Nel 1977 viene fondato il Jane Goodall Institute for Wildlife Research, Education and Conservation. Tra le varie iniziative promosse vi è il programma Roots & Shoots volto a sensibilizzare le nuove generazioni sulle tematiche ambientali e naturalistiche.

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— LIBRI

2005 Harvest for Hope: A Guide to Mindful Eating New York: Warner Books, Inc.
2008 Cambiare il mondo in una notte Roma: Di Renzo Editore
2012 L'ombra dell'uomo Roma, Orme Editori, Prefazione di Stephen Jay Gould, a cura di Helena Colombini e Federica Frasca

— WEB

www.janegoodall.org/

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— SUGGERIMENTO 1

È il 1964 quando diviene professore ordinario, ottenendo la cattedra di astronomia presso l'Istituto di Fisica teorica dell'Università di Trieste.

— SUGGERIMENTO 2

È stata la prima donna in Italia a dirigere un osservatorio astronomico.

— SUGGERIMENTO 3

Intraprese con successo anche la carriera di divulgatrice scientifica, diventata negli anni la sua più importante attività, attraverso pubblicazioni per il grande pubblico, conferenze, partecipazioni televisive.

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Margherita Hack

Margherita Hack (1922-2013) è stata una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana contemporanea ed è nota a livello mondiale per gli importanti studi da lei svolti nell’ambito dell'astrofisica. Prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, ha svolto un'importante attività di divulgazione e ha dato un considerevole contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle.

Durante l’adolescenza Hack fu un’eccellente atleta: fu campionessa di salto in alto e di salto in lungo e giocò pure a pallacanestro. A Firenze frequentò la facoltà di fisica, laureandosi con una tesi di astrofisica sulle Cefeidi, una classe di stelle che diventano più o meno brillanti, consentendo il loro utilizzo per la misura delle distanze cosmiche fino a qualche decina di milioni di anni luce. La libertà di iscriversi alla facoltà di fisica le era stata data dagli stessi genitori: “Fai ciò per cui ti senti più portata”.

Collaborò con l'Università di Berkeley (California), l'Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey), l'Institut d'Astrophysique di Parigi (Francia), gli osservatori di Utrecht e Groningen (Olanda) e l'Università di Città del Messico; il trattato Stellar Spectroscopy, scritto a Berkeley nel 1959 assieme a Otto Struve, è considerato ancora oggi un testo fondamentale.
All’Università di Trieste diede vita nel 1980 ad un “Istituto di Astronomia” che fu poi sostituito nel 1985 da un “Dipartimento di Astronomia”: la scienziata ne fu direttrice fino al 1990, diventando così la prima donna in Italia a dirigere un osservatorio astronomico.

Hack intraprese con successo anche la carriera di divulgatrice scientifica, diventata negli anni la sua più importante attività attraverso pubblicazioni per il grande pubblico, conferenze, partecipazioni televisive.

Hack intraprese con successo anche la carriera di divulgatrice scientifica, diventata negli anni la sua più importante attività attraverso pubblicazioni per il grande pubblico, conferenze, partecipazioni televisive.

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— LIBRI

L'universo di Margherita. Margherita Hack si racconta (Editor iale Scienza, 2015)

— WEB

www.donnenellascienza.it

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— SUGGERIMENTO 1

Nel 1943 lascia il Vassar College ed entra come volontaria nella Marina Militare.

— SUGGERIMENTO 2

Nel 1969 l’Associazione americana dei professionisti dell’informatica le conferì il riconoscimento come “uomo dell’anno”.

— SUGGERIMENTO 3

Nel 1952 realizza il primo compilatore della storia, un programma in grado di tradurre le istruzioni scritte nel linguaggio di programmazione -il codice sorgente- in un altro linguaggio, chiamato codice macchina. Nasce così il FLOW-MATIC, che è è alla base del linguaggio COBOL.

La risposta corretta è...

Grace Murray Hopper

Nata a New York nel 1906 e morta nel 1992, Grace Murray Hopper ha attraversato un secolo di grandi rivolgimenti e tumultuose trasformazioni. Sin da bambina Grace mostra una naturale propensione per la matematica e una spiccata curiosità scientifica: all’età di sette anni, incuriosita dal funzionamento delle sveglie, ne smonta sette per studiarne le parti interne. I genitori la incoraggiano a coltivare la sua passione per la matematica. La madre da giovane aveva manifestato lo stesso interesse, ma non essendo lo studio della matematica “adatto a una donna” le era stato concesso di studiare la sola geometria. Il padre non voleva che sua figlia fosse costretta a una vita di rinunce e decise di darle le stesse opportunità che avrebbe dato a un figlio maschio.

All’età di 17 anni, la giovane Grace accede al Vassar College, un prestigioso istituto femminile, dove nel 1928 si laurea in matematica e fisica. Due anni dopo si specializza in matematica alla Yale University e nel 1934, sempre a Yale, ottiene il Ph.D. nella stessa materia. Trascorre il decennio insegnando matematica a Vassar e nel 1941 diventa professore associato.
Nel 1943 lascia il Vassar College ed entra come volontaria nel corpo delle WAVES – acronimo di Women Accepted for Volunteer Emergency Service – divisione della marina militare degli Stati Uniti aperta alle sole donne. Nel 1944 viene assegnata, col grado di tenente, al Bureau of Ships Computation Project della Harvard University, dove lavora come programmatrice allo sviluppo dell’Harvard Mark I, il primo calcolatore digitale automatico della storia. Finita la guerra, Grace Hopper rifiuta la cattedra da professore ordinario che gli viene offerta dal Vassar College, preferisce continuare a lavorare come ricercatrice per la Marina.

Altra creatura di Grace Hopper è il COBOL, enorme passo in avanti per l’informatica; si tratta di un linguaggio di programmazione sviluppato nel 1959 e pensato per l’elaborazione di dati di natura commerciale, tuttora utilizzato -a quasi sessant’anni dalla sua invenzione– in ambito finanziario, aziendale e bancario.
I software scritti in COBOL sono alla base del funzionamento dei bancomat.

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— CINEMA

The queen code, di Gillian Jacobs (documentar io, 2015)

— WEB

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— SUGGERIMENTO 1

Il regista Alejandro Amenábar le ha dedicato un film, interpretato da Rachel Weisz, intitolato Agorà.

— SUGGERIMENTO 2

Succedette al padre nell’insegnamento del sapere matematico, geometrico e astronomico presso il Museo di Alessandria d’Egitto già dal 393 d.c.

— SUGGERIMENTO 3

Le venne teso un agguato: un gruppo di fanatici cristiani la sorprese mentre faceva ritorno a casa e, dopo averla tirata giù dal carro, la trascinò fino a una chiesa. Lì le furono strappate tutte le vesti e la donna venne letteralmente fatta a pezzi. Le varie parti smembrate del suo corpo furono bruciate perché di lei non rimanesse nulla.

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Ipazia di Alessandria

Le notizie sulla vita di Ipazia sono alquanto scarse.
Ipazia nacque intorno al 370 d.C. ad Alessandria d’Egitto e venne avviata dal padre, Teone di Alessandria, allo studio della matematica, della geometria e dell’astronomia. Egli stesso nell’intestazione del III libro del Commento al Sistema matematico di Tolomeo scrive: “Commento di Teone di Alessandria al III libro del sistema matematico di Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia”.

La principale attività di Ipazia fu la divulgazione del sapere matematico, geometrico e astronomico. Oltre a questi ambiti del sapere scientifico si dedicò, a quanto pare diversamente dal padre, anche alla filosofia vera e propria, relativa a pensatori come Platone, Plotino e Aristotele.

Ipazia succedette al padre nell’insegnamento presso il Museo di Alessandria d’Egitto già dal 393. Nota era pure la sua bellezza tanto che uno dei suoi allievi si innamorò di lei, ma Ipazia non si sposò mai e all'età di 31 anni assunse la direzione della Scuola neoplatonica di Alessandria.
Filostorgio, storico della Chiesa, afferma che la donna “introdusse molti alle scienze matematiche”: sua caratteristica principale fu infatti la generosità con cui tramandava pubblicamente il sapere tanto che ella divenne un'autorità e un indiscusso punto di riferimento culturale nello scenario dell'epoca.

Socrate Scolastico scrive che per la sua straordinaria saggezza tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale. Ipazia era amata dal popolo poiché non fu mai gelosa del proprio sapere, ma sempre disposta a condividerlo con gli altri, e al contempo era rispettata da molte autorità cittadine. Filosofa e scienziata, scopritrice e studiosa, Ipazia riuscì a ottenere un forte peso politico e culturale in un’epoca in cui le donne non avevano la possibilità di distinguersi nella scienza.
I suoi scritti sono purtroppo andati perduti o incorporati in pubblicazioni di altri autori.

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AGORA, di Alejandro Amenabar

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— SUGGERIMENTO 1

Prima persona in assoluto a ottenere un dottorato di ricerca in informatica, ha contribuito a sviluppare un famoso linguaggio di programmazione.

— SUGGERIMENTO 2

Una suora con la passione per l'informatica.

— SUGGERIMENTO 3

In suo onore il Clarke College – oggi Clarke University – ha istituito la borsa di studio in informatica che porta il suo nome e le ha intitolato il Computer Center and Information Services.

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Mary Kenneth Keller

Prima persona in assoluto a ottenere un dottorato di ricerca in informatica, Suor Mary Keller ha contribuito a sviluppare il BASIC, linguaggio di programmazione che ha segnato una svolta nell’evoluzione dei personal computer, consentendo a chiunque di scrivere software. Non è stata soltanto una suora fuori dagli schemi, ma anche e soprattutto una scienziata visionaria, in grado di preconizzare l’avvento di Internet e comprendere in netto anticipo sui tempi l’importanza degli strumenti informatici in ambito sociale, culturale ed educativo. Non solo. Sostenitrice della piena parità di genere, nel corso della sua vita ha lavorato per consentire il libero accesso delle donne alla computer science.

Mary Kenneth Keller nasce a Cleveland, in Ohio, nel 1913. Dei primi anni della sua vita non si sa quasi nulla; quel che è certo è che nel 1932, non ancora diciannovenne, decide di entrare a far parte della congregazione cattolica delle Suore della Carità della Beata Vergine Maria, con sede nella cittadina di Dubuque, nello Iowa. Vi resta fino al 1940, anno in cui prende i voti. Assieme alla vocazione religiosa suor Mary ne coltiva da sempre un’altra: quella per la scienza. Le consorelle le consentono di iscriversi alla DePaul University di Chicago, dove nel 1943 consegue una prima laurea in matematica. Alcuni anni dopo, nel 1953, otterrà la specializzazione in matematica e fisica. Negli anni Cinquanta, Mary Keller inizia a interessarsi a una disciplina completamente nuova, l’informatica. Nel 1958 è la prima donna a ottenere un incarico presso il centro di calcolo del Dartmouth College, nel New Hampshire, da sempre aperto ai soli uomini. Il fatto di avere una suora come collega suscita l’iniziale perplessità dei ricercatori del centro, ma Keller si rivela da subito una brillante programmatrice, fugando così ogni dubbio sul suo diritto di trovarsi lì. All’inizio degli anni Sessanta, la donna avvia una proficua collaborazione con John George Kemeny e Thomas Eugene Kurtz, due ricercatori che in quel periodo stanno lavorando allo sviluppo del BASIC (Beginner’s All-purpose Symbolic Instruction Code), un nuovo linguaggio di programmazione destinato a rivoluzionare il mondo dell’informatica. Progettato per consentire a chiunque di imparare a programmare, negli anni Settanta e Ottanta il BASIC contribuirà in modo significativo alla diffusione e al successo dei personal computer in fasce sempre più ampie della popolazione.

Suor Mary Keller muore nel 1985, all’età di 71 anni. Nella casa di cura in cui trascorre l’ultimo periodo della sua vita, malata di cancro, porta con sé un Apple IIe, che utilizza per tenere un corso di informatica agli altri ospiti della struttura e per scrivere un programma per la gestione e il monitoraggio dei pasti.

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— SUGGERIMENTO 1

Nel corso della sua vita si dedicò anche all'attività letteraria, lavorando come critica teatrale e cronista scientifica e scrivendo racconti, poesie e un'autobiografia.

— SUGGERIMENTO 2

Il suo lavoro in diversi campi della matematica le valse il Prix Bordin, prestigioso premio dell'Accademia delle Scienze Francese.

— SUGGERIMENTO 3

Sposò uno studente di giurisprudenza per ottenere il passaporto e andare all'estero a studiare, come era consuetudine in alcuni ambienti nella Russia profonda degli zar.

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Sofia Kovalevskaja

Matematica, attivista e scrittrice, fu una delle prime donne ad ottenere una cattedra universitaria. Sofia Kovalevskaja nasce nella Russia profonda degli zar e della proibizione per le ragazze di studiare all’università. Cresce in una famiglia agiata, ma vive gran parte della sua infanzia e adolescenza nell’isolamento della campagna russa, dove la neve sommerge il mondo circostante per lunghi mesi. Eppure, nonostante il divieto di proseguire gli studi in patria e la quasi solitudine in cui vive, Sofia Kovalevskaja diventa una delle più note matematiche al mondo e la prima donna dell’Europa moderno-contemporanea a insegnare all’università, nel Vecchio Continente.

Nata nel 1850 nei pressi di S. Pietroburgo da una famiglia nobile, sin da piccola mostrò un talento eccezionale per la matematica. I genitori le diedero un'ottima istruzione, permettendole di studiare privatamente la geometria analitica e il calcolo. L'accesso all'Università le era tuttavia negato: in Russia le donne non potevano accedere agli studi universitari. In quegli anni Sonja entrò in contatto con i giovani appartenenti agli ambienti nichilisti e rivoluzionari che si battevano per l'abolizione della schiavitù e per l'istruzione delle donne. In questi ambienti era diventata consuetudine che le donne contraessero matrimoni di convenienza per ottenere il passaporto e andare all'estero a studiare.
Così fece anche Sonja: sposò Vladimir Kovalevskij, studente di giurisprudenza appassionato di scienze naturali, e si trasferì con lui prima a Vienna, poi ad Heidelberg e infine a Berlino, dove iniziò a lavorare con Karl Weierstrass, padre dell'analisi matematica. La collaborazione con Weierstrass fu molto proficua. Sotto la sua guida Sonja scrisse importanti lavori, che le valsero il diploma di dottorato cum laude. Nel 1884 si trasferì a Stoccolma, dove l'Università le aveva offerto una cattedra. Qui Sonja incominciò a lavorare al problema della rotazione di un corpo rigido attorno a un punto fisso e su questo argomento scrisse un saggio che le valse il Prix Bordin, prestigioso premio dell'Accademia delle Scienze Francese. Nel 1889 l'Università di Stoccolma le assicurò una cattedra universitaria a vita.

Nel corso della sua vita Sonja si dedicò anche all'attività letteraria, lavorando come critica teatrale e cronista scientifica e scrivendo racconti, poesie e un'autobiografia.
Fu attiva anche nel movimento femminista. Morì nel 1891, per un attacco cardiaco.

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La trottola di Sofia, di Vichi De Marchi (Editoriale Scienza, 2014)

— WEB

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— SUGGERIMENTO 1

Scappò dall’Austria durante il nazismo e si rifugiò negli Stati Uniti.

— SUGGERIMENTO 2

Insieme a un amico musicista depositò il brevetto che ha portato all’invenzione della rete wireless.

— SUGGERIMENTO 3

È stato il primo nudo nella storia del cinema (1933).
A lei si ispirò la Disney per la figura di Biancaneve.

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Hedy Lamarr

Hedy Lamarr, (Hedwig Maria Kiesler 1914-2000), nomade politica, professionale, sentimentale, ha girato 34 film e avuto sei mariti e tre figli, di cui uno adottato.

Figlia di una pianista ebrea e del direttore di una banca, a 10 anni Hedwig comincia a prendere lezioni di ballo e pianoforte; a 18 anni recita a teatro a Berlino nella compagnia di Max Reinhardt e in cinque film tra i quali, nel 1933, Estasi del regista cecoslovacco Gustav Machàty. Il film viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia dove suscita un certo scalpore la sequenza bucolica in cui lei appare completamente nuda.

Dotata per la matematica, partecipa all’attività del marito Friedrich Mandl, proprietario di una fabbrica di armi, seguendo con curiosità ed attenzione gli aspetti tecnici. Prende appunti per un sistema che utilizza diverse frequenze per inviare, senza essere intercettati, i segnali che coordinano il lancio delle torpedini da parte di navi militari. Sempre più indignata dal filo-nazismo di Mandl si rifugia a Parigi, dove ottiene il divorzio, poi a Londra dove incontra Louis B. Mayer, della Metro Goldwin Mayer che nel 1938, con il film Un’americana nella casbah con Charles Boyer, lancia la sua carriera hollywoodiana sotto il nome di Hedy Lamarr. In pochi mesi, le giovani americani si tingono corvine e ne imitano le espressioni, e la sua immagine viene diffusa con lo slogan “la più bella donna del mondo”.
Ma il suo interesse per le frequenze non la abbandona e quando conosce, nel 1941, il compositore americano George Antheil che da tempo si interessa al controllo automatizzato delle pianole, gli chiede aiuto per costruirne una in grado di sincronizzare i segnali mandati su frequenze diverse. Riescono nell’impresa e il loro “Sistema di comunicazione segreto” ottiene, l’11 agosto del 1942, un brevetto dallo U.S. Patent Office. Il sistema, detto a “salto di frequenza”, prefigura quello oggi integrato nell’ “espansione di spettro” grazie alla quale funzionano telefoni cellulari, wireless Internet, sistemi satellitari e altre apparecchiature. Gli inventori lo mettono a disposizione della Marina americana, ma non esiste ancora la tecnologia per implementarlo con la rapidità necessaria: sarà possibile nel 1962.

Nei paesi di lingua tedesca il primo Inventor’s Day (9 novembre, data del suo compleanno) è celebrato in suo onore e Vienna le dedica una strada.

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— CINEMA

BOMBSHELL. LA STORIA DI HEDY LAMARR, di Alexandra Dean

— WEB

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— SUGGERIMENTO 1

Vinse nel 1986 il Premio Nobel per la Medicina.

— SUGGERIMENTO 2

È stata senatrice a vita.

— SUGGERIMENTO 3

Ha scoperto il fattore di crescita nervoso, una proteina che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche.

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Rita Levi Montalcini

Rita Levi Montalcini (1909-2013) è stata una delle più grande scienziate italiane del XX secolo: è l’unica italiana a essere stata insignita del Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 1986 ed è stata la prima donna a essere ammessa all’Accademia Pontificia.

Nacque a Torino il 22 aprile 1909 da una famiglia ebrea sefardita da Adamo Levi, ingegnere elettrotecnico e matematico, e da Adele Montalcini, pittrice. Entrambi i genitori erano molto colti e incoraggiarono i figli allo studio e alla ricerca intellettuale. Tuttavia l’infanzia e l’adolescenza della Montalcini furono fortemente segnate da un’educazione di stampo vittoriano riguardo ai rapporti tra genitori e figli e ai ruoli maschile e femminile. Inoltre risentì della forte personalità del padre convinto che una carriera professionale avrebbe interferito con i doveri di moglie e madre.

Nel 1930, nonostante il parere contrario del padre, la Montalcini si iscrisse alla facoltà di medicina all’Università di Torino, dove si laureò con il massimo dei voti nel 1936. La Montalcini si specializzò in seguito in neurologia e psichiatria, ma a seguito dell’emanazione delle leggi razziali nel 1938 fu costretta a emigrare con Giuseppe Levi, suo maestro, in Belgio, dove fu ospite dell’Istituto di Neurologia dell’Università di Bruxelles: ebbe così la possibilità di continuare gli studi sul differenziamento del sistema nervoso.

Nell’inverno del 1940 tornò a Torino dove allestì un laboratorio domestico in camera da letto per proseguire le sue ricerche. Riuscì a scampare alle deportazioni finché nel 1944 entrò come medico nelle forze alleate. Solo dopo la fine della guerra, la scienziata poté far ritorno a Torino dove riprese gli studi accademici e Fino al 1977 rimase negli Stati Uniti, dove realizzò gli esperimenti fondamentali che la condussero, nel 1951-52, durante la sperimentazione di un trapianto di tumore di topo sul sistema nervoso dell’embrione di un pulcino, alla scoperta del fattore di crescita nervoso, una proteina che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche.
Grazie a questa scoperta vinse nel 1986 il Premio Nobel per la Medicina.

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— LIBRI

Abbi il coraggio di conoscere (Rizzoli BUR, 2013)

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— SUGGERIMENTO 1

Figlia di un famoso poeta dell’Ottocento è considerata la madre dell’odierno computer

— SUGGERIMENTO 2

Nel 1979 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha dato il suo nome ad un linguaggio di programmazione

— SUGGERIMENTO 3

Elaborando le idee del matematico Babbage, intuì le straordinarie potenzialità della sua Macchina Analitica - un calcolatore meccanico in grado di calcolare e stampare tavole matematiche – e realizzò il primo algoritmo espressamente inteso per essere elaborato da una macchina. Per questo viene spesso ricordata come la prima programmatrice di computer al mondo.

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Ada Lovelace Byron

La young lady ottocentesca che “previde” il computer (1815-1852) – Nata da un poeta geniale, ella stessa è stata geniale, ma in un campo diverso: la matematica. Ada Lovelace Byron, figlia di George Gordon Byron e Anne Isabella Milbanke, è considerata la madre dell’odierno computer, anche se sono in pochi a saperlo. Unica figlia legittima del letterato, fu allontanata da lui dalla madre quando aveva solo un anno.
A 17 anni, ad una festa, incontrò l’uomo che le avrebbe cambiato la vita: Charles Babbage, un 42enne scontroso che stava lavorando al difference engine: un marchingegno meccanico molto simile a un orologio in grado di fare calcoli automaticamente. In pratica si inserivano i numeri da una parte, si giravano degli ingranaggi e dall’altra parte si otteneva il risultato, in modo da eseguire in automatico somme e sottrazioni.

Oggi non sembra nulla di straordinario, nel 1833 era un’invenzione incredibile.
Elaborando le idee di Babbage, Ada intuì le straordinarie potenzialità della Macchina Analitica: non una semplice calcolatrice, ma una macchina simbolica suscettibile di svariate applicazioni. Tra i suoi appunti sulla macchina di Babbage si rintraccia anche un algoritmo per generare i numeri di Bernoulli, considerato come il primo algoritmo espressamente inteso per essere elaborato da una macchina, tanto che Ada Lovelace è spesso ricordata come la prima programmatrice di computer al mondo. Il progetto non venne mai realizzato, nonostante i grandi sforzi di Ada per procurarsi le somme necessarie per portarlo a termine: perse tutte le sue sostanze e si indebitò pesantemente al gioco.

È morta a soli 37 anni. Nel 1979 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha dato il nome di ADA ad un linguaggio di programmazione agevole ed efficiente. La sua storia è ricordata nel libro di Walter Isaacson “Gli Innovatori” (Mondadori).

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— CINEMA

Conceiving Ada, di Lynn Hershman Leeson (1997)

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— SUGGERIMENTO 1

La fisica e divulgatrice Gabriella Greison ha proposto che le sia attribuita la laurea postuma per il lavoro svolto accanto al marito

— SUGGERIMENTO 2

È conosciuta come "l'altra Einstein"

— SUGGERIMENTO 3

Nell’accordo di divorzio il marito prevede di cederle parte dei soldi del Nobel che in effetti prenderà nel 1921 per "la scoperta della legge dell'effetto fotoelettrico", Ma il marito resta famosissimo...

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Mileva Marić

Fino al 1987 era solo un accenno nelle biografie. Mileva Maric (1875-1948), serba, compagna di studi, prima moglie di Einstein. Se uno dei figli non si fosse ostinato a pubblicare le sue lettere, dopo trent'anni di lotte contro gli esecutori testamentari di Einstein che volevano impedirglielo, non sapremmo molto altro di lei.

È stata una collaboratrice fondamentale della grande stagione scientifica del 1905 e che per questo si è vista assegnare il denaro del Nobel nella causa di divorzio, psicodramma infinito dove Einstein diede il peggio di sé. Era nata nel 1875 alla periferia dell'impero austro-ungarico, in Voivodina. Un padre benestante e illuminato le concede di studiare. Per fare il liceo si trasferisce in Serbia, unica allieva in una scuola maschile. Per frequentare l'università va in Svizzera. Nel 1896 entra al Politecnico di Zurigo. Ha ventuno anni ed è anche qui l'unica ragazza della sua classe. Si lega subito con un compagno più giovane, un tedesco di diciassette anni di nome Albert Einstein. Comincia a studiare con lui e scopre che si completano a vicenda: disordinato e creativo lui, metodica e gran lavoratrice lei. Nei momenti liberi fanno musica insieme, lui al violino e lei al piano, o vanno a camminare in montagna. Tre anni dopo sono ufficialmente fidanzati.
Nel gennaio del 1902 mette al mondo una bambina Lieserl. Albert inizia a lavorare all'Ufficio Brevetti di Berna ma la figlia nata fuori dal matrimonio rischia di danneggiare il suo sogno di diventare professore. Si sposano il 6 gennaio del 1903, nel municipio di Berna. Nessuno dei familiari è presente. Di Lieserl si perdono le tracce. Nel 1904 Mileva mette al mondo un secondo figlio, Hans Albert. Rinuncia a laurearsi per dedicarsi alla famiglia ma non smette di fare ricerca con il marito. Nel corso del 1905 Albert pubblica quattro articoli che cambiano la storia della scienza. Un uomo solo con un impiego a tempo pieno non avrebbe potuto produrre così tanto in pochi mesi. Ma non era solo. In tutte le lettere Albert chiama Mileva "mia piccola, cara mano destra" e parla di "nostro lavoro", di "nostri articoli". Alcuni testimoni sostengono che gli articoli erano firmati da tutti e due, ma gli originali sono andati perduti.

L'equilibrio della coppia salta quando a Berlino Albert si innamora di Elsa, sua cugina. Nel luglio del 1914 Einstein la mette su un treno per Zurigo con i figli. Albert si impegna a versarle una pensione mensile e il premio in denaro del Nobel, nel caso gli venga assegnato, come si mormora da tempo. È il 1918. La guerra è finita. Mileva resta a vivere in Svizzera. Muore nel 1948.

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MILEVA MARIC: THE OTHER EINSTEIN (documentario), di Alana Cash

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— SUGGERIMENTO 1

Da lei prende il nome un elemento chimico Z=109

— SUGGERIMENTO 2

Ha rifiutato di partecipare al Progetto Manhattan (prima bomba atomica)

— SUGGERIMENTO 3

È un caso di Nobel mancato, come ammettono gli stessi fisici

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Lise Meitner

Oggi tutti i fisici ammettono che Lise Meitner avrebbe dovuto ricevere il premio Nobel per la scoperta della fissione nucleare e aver fornito i fondamenti teorici dai quali sono nati la bomba atomica e le centrali di cui si discute parecchio, anche in Italia. Terza di otto figli che i genitori incoraggiavano a studiare, Lise Meitner (1868-1968) aveva voti così eccezionali che il padre le pagò studi privati. All’università di Vienna, preclusa alle donne, nel 1906 fu la seconda donna a ottenere un dottorato in fisica con Ludwig Boltzmann che la raccomandò a Max Planck, all’Università di Berlino. Dopo un anno ne fece la propria assistente e ne seguì con interesse le ricerche per identificare vari isotopi di elementi radioattivi insieme a un altro docente, il chimico Otto Hahn.

Diventa professore nel 1926, ma nel 1933 Hitler arriva al potere, iniziano le persecuzioni contro gli ebrei. Lei perde il posto all’università. Due fisici olandesi le preparano il viaggio fino a Copenaghen. Hahn l’accompagna alla stazione. Da Copenaghen procede per Stoccolma e l’istituto Nobel dove per anni ha soltanto una scrivania perché il direttore non tollera donne attorno a sé. Torna spesso a Copenaghen, per incontrare in segreto Hahn e discutere i risultati degli esperimenti. Nel dicembre 1938 riceve da lui una lettera con dati “incomprensibili”. Mentre passeggiava nella neve col nipote, si siede su un tronco e calcola l’energia liberata dalla fissione del nucleo di uranio bombardato con dei neutroni. Insieme scrivono il modello teorico che spiega i dati di Hahn e Strassmann e smentisce l’esistenza degli elementi transuranici prodotti da Fermi. L’articolo è pubblicato su «Nature» il 16 febbraio 1939. Quando il governo americano vara il progetto Manhattan, nel 1943, Oppenheimer fa chiedere a Lise Meitner di parteciparci e lei rifiuta con orrore.
Otto Hahn è già stato reclutato per il progetto tedesco al quale dà un contributo marginale. Nel 1945 Hahn viene catturato dagli inglesi insieme ad altri fisici che ci partecipavano e portato con loro a Farm Hall, una villa vicino a Cambridge, dove apprende di aver ricevuto il premio Nobel per la chimica per la fissione dell’atomo. In pubblico Lise e Strassmann dichiarano che lo ha meritato, in privato, lei lo rimprovera: «Avete lavorato tutti quanti per la Germania nazista, per placarvi la coscienza avete aiutato qua e là un perseguitato, ma avete lasciato che milioni di esseri umani fossero assassinati senza la minima protesta.».

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Lise Meitner. Genialità e solitudine. Amare la scienza oltre se stessa (di Carlo Tamagnone) (Diderotiana, 2017)

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— SUGGERIMENTO 1

Scoprì il fascino della matematica quando uno dei suoi fratelli le parlò del metodo elaborato dal matematico tedesco Carl Friedrich Gauss per sommare in pochi secondi tutti i numeri da uno a 100

— SUGGERIMENTO 2

Si è spenta il 15 luglio 2017, a soli 40 anni.

— SUGGERIMENTO 3

Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti il più importante è la medaglia Fields nel 2014 per “i suoi contributi eccezionali alla dinamica e alla geometria delle superfici di Riemann e dei loro spazi di moduli”

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Maryam Mirzakhani

Nata a Teheran nel 1977, due anni prima della salita al potere dell’ayatollah Khomeyni, Maryam Mirzakhani cresce in una famiglia dalla mentalità aperta e di ampie vedute. Nonostante la guerra fra Iran e Iraq, i genitori non fanno mancare nulla a lei e ai suoi tre fratelli e li incoraggiano – senza alcuna distinzione di genere – a seguire le proprie passioni.
Un episodio, in particolare, le farà scoprire il fascino della matematica. Uno dei suoi fratelli, appassionato di scienza, le parla del metodo elaborato dal matematico tedesco Carl Friedrich Gauss per sommare in pochi secondi tutti i numeri da uno a 100. “Quella è stata la prima volta”, dichiarerà Maryam Mirzakhani in un’intervista, “in cui ho apprezzato una bella soluzione, sebbene non fossi ancora in grado di trovarla da sola”.

Nel 1999 si laurea in matematica alla Sharif University of Technology di Teheran. Decide di proseguire i suoi studi negli Stati Uniti, ad Harvard, dove lavora sotto la supervisione del grande matematico Curtis McCullen, vincitore della medaglia Fields nel 1998. In Iran aveva studiato il calcolo combinatorio e l’algebra, ma le sue conoscenze di analisi complessa erano limitate. È proprio McMullen ad avvicinarla a questo campo di studi. Nella sua tesi di dottorato, discussa nel 2004, affronta problemi riguardanti le deformazioni delle strutture geometriche sulle superfici. Negli anni successivi è ricercatrice al Clay Mathematics Institute di Cambridge, in Massachusetts, e professore associato alla Princeton University.
Nel 2008, a soli 31 anni, ottiene un posto come professore ordinario alla Stanford University.

L’interesse scientifico di Maryam Mirzakhani ruota attorno alle geometrie non euclidee, in particolare la geometria iperbolica, l’analisi delle superfici di Riemann e la teoria ergodica, ovvero lo studio matematico dei sistemi dinamici. Il riconoscimento più importante è la medaglia Fields, che riceve nel 2014 per “i suoi contributi eccezionali alla dinamica e alla geometria delle superfici di Riemann e dei loro spazi di moduli”. Per la prima volta dalla sua istituzione, nel 1936, il premio – attribuito ogni quattro anni ai migliori matematici sotto i 40 anni – è assegnato a una donna.

Si è spenta il 15 luglio 2017, a soli 40 anni

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Ragazze con i numeri, di Vichi De Marchi e Roberta Fulci (Editoriale Scienza, 2018)

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— SUGGERIMENTO 1

Il legame con la fisica si forma e si mantiene attraverso il rapporto con il fratello minore Fritz, che la studia all’Università.

— SUGGERIMENTO 2

Ormai settantenne, prima e unica donna nella storia di TUBraunschweig, le viene assegnato il dottorato in Ingegneria.

— SUGGERIMENTO 3

Ricevette - prima donna - il premio Laura R. Leonard della Kolloid Gesellschaft

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Agnes Pockels

(14 Febbraio 1862 –21 Novembre 1935) Nasce da genitori tedeschi a Venezia, il padre è ufficiale dell’esercito austro-ungarico. In Italia entrambi i genitori si ammalano di malaria e pertanto il padre viene congedato e si ritira in pensione nella bassa Sassonia, quando Agnes è ancora piccola. Qui lei frequenta una scuola femminile, in cui non si insegnano molto le scienze. Peccato, perché come dirà lei settantenne : “Avevo un interesse appassionato nella scienza, soprattutto nella fisica, e mi sarebbe piaciuto studiare…”). Quando la scuola finisce, il ruolo di Agnes diventaquello di curare i genitori.

Il legame con la fisica si forma e si mantiene attraverso il rapporto con il fratello minore Fritz, che la studia all’Università. Dalla cucina in cui passa molto del suo tempo per i lavori domestici, Agnes ha accesso a libri e riviste, che Fritz le procura. Nella cucina trova anche che il complesso comportamento dell’acqua sporca della lavatura dei piatti è affascinante.
Con l’acqua comincia quindi a fare esperimenti, tanto da progettare e costruire un semplice strumento – noto adesso come l’apparato di Pockels – che le permette di verificare l’effetto della presenza di impurezze organiche sulla tensione superficiale dei liquidi. Lei stessa lo descrive in una lettera e lo strumento appare molto simile a quello successivo ideato da Langmuir. Agnes non trova nella letteratura scientifica del fratello informazioni su quello che lei sta misurando e cioè che all’aumentare della concentrazione delle impurezze organiche presenti diminuisce la tensione superficiale dell’acqua. Nel 1888 viene a sapere che il fisico inglese Lord Rayleigh, professore di Filosofia Naturale a Cambridge, sta conducendo studi simili. E allora prende il coraggio e gli scrive una minuziosa e dettagliata descrizione di una serie di evidenze sperimentali, suffragate da moltissime osservazioni. Le conclusioni di Agnes, riguardanti le variazioni della tensione superficiale dell’acqua e gli effetti del contatto fra solidi e superfici, sono così interessanti che Rayleigh la inoltra a Nature, perché ne pubblichino la traduzione, Agnes prende confidenza e pubblicherà numerosi lavori negli anni successivi alla prima pubblicazione su Nature del 1891. La sua produzione non è continua ma ancora nel 1914 pubblica risultati sull’angolo di contatto.
La morte prematura del fratello nel 1913 rende molto più difficili i rapporti con il mondo accademico e poi le condizioni della Germania post-bellica della repubblica di Weimar la fanno scivolare verso la condizione di signora borghese, dedita a pochi, intelligenti passatempi e all’aiuto del prossimo, con il supporto di parenti emigrati negli Stati Uniti. Il suo notevole lavoro viene riconosciuto quando viene insignita, prima donna, del premio Laura R. Leonard della Kolloid Gesellschaft (è interessante che nella lista dei premiati, ciascuno compare con un titolo accademico o professionale, ma per Agnes l’appellativo è “Hausfrau”, casalinga).

Ormai settantenne, prima e unica donna nella storia di TU- Braunschweig, le viene assegnato il dottorato in Ingegneria.

Pockels morì nel 1935 a Brunswick, Germania. Nell’apprendere che il campo delle sue ricerche si allargava, il suo commento sarà: “Ho saputo con mia grande gioia che il mio lavoro viene usato da altri per i loro stessi studi”.

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https://www.youtube.com/watch?v=jPsgzfKb5Fc

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ilblogdellasci.wordpress.com/2018/01/08/donne-che-avrebbero-potuto-vincere-un-nobel-agnes-pockels-1862-1935/

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SCOPRI CHI È!
— SUGGERIMENTO 1

Ha gettato le basi dei motori di ricerca come Google, aprendo un mercato che vale miliardi di dollari.

— SUGGERIMENTO 2

Laureata in Filosofia, diventò in seguito una programmatrice da autodidatta, concentrandosi sull’elaborazione del linguaggio naturale attraverso la combinazione della statistica con la linguistica.

— SUGGERIMENTO 3

Il suo motto era: “L’informatica è troppo importante per essere lasciata agli uomini”.

La risposta corretta è...

Karen Spärck Jones

La signora a cui Google deve dire grazie (1935-2006): la sua intuizione è stata quella di permettere alle persone di cercare le informazioni usando le parole anziché il codice. Il risultato è stato l’alba dei motori di ricerca. Karen Sparck Jones è la scienziata informatica che ha gettato le basi dei motori di ricerca come Google, aprendo un mercato che non solo vale miliardi di dollari, ma che soprattutto ha permesso, una volta arrivata a maturità Internet, di organizzare le informazioni digitali rendendole rintracciabili e quindi reperibili.

Karen studiava storia e filosofia, era un’appassionata dell’informatica (che studiò da autodidatta) e come tale si concentrò sull’elaborazione del linguaggio naturale. Era anche una forte sostenitrice delle donne in questo (e altri) settori. Quando a Cambridge (il dipartimento all’epoca veniva chiamato “scienze morali”), incontrò il capo dell’Unità di ricerca linguistica di Cambridge, Margaret Masterman, che l’avrebbe ispirata ad entrare nel settore. Karen in seguito la descrisse come “una donna molto strana e interessante” che, inusuale per il tempo, usava il suo nome da nubile professionalmente. Evidentemente però c’era una affinità profonda. Infatti anche Sparck Jones mantenne il suo nome da ragazza quando nel 1958 sposò Roger Needham, un altro scienziato informatico, dicendo: “Serve a mantenere una tua propria forma di esistenza permanente, un senso di identità”.
Il lavoro che ha gettato le basi per l’idea stessa dei moderni motori di ricerca risale all’articolopubblicato da Sparck Jones nel 1972 sul Journal of Documentation, nel quale combina la statistica con la linguistica – un approccio insolito all’epoca – per stabilire formule che contenevano i principi sulla base dei quali i computer potevano interpretare le relazioni tra le parole.

A partire dagli anni ‘80 Karen inizia a lavorare sui primi sistemi di riconoscimento vocale. Quasi tutte le mattine e i pomeriggi, lei e suo marito, un pioniere della sicurezza del software, discuteano di argomenti teorici nella sala da tè del dipartimento di Cambridge. Diventa presidente dell’Associazione per la linguistica computazionale, un gruppo internazionale di professionisti nel settore, nel 1994 e professore a tempo pieno a Cambridge soltanto nel 1999.

“Cambridge per molti versi non è user-friendly per le donne», ha detto una volta. Karen è stata anche promotrice di un campagna per l’hi-tech “femminile”: “Penso – ha detto – che sia molto importante avvicinare le donne all’informatica. Il mio motto è: l’informatica è troppo importante per essere lasciata agli uomini”.

Sparck Jones è morta di cancro il 4 aprile 2007. Aveva 71 anni. Anche se non ha ricevuto un necrologio su The Times a suo tempo, lo ha ricevuto invece suo marito, morto nel 2003. Oggi i ricercatori citano costantemente il suo lavoro di ricerca. Le sue idee vengono messe in pratica costantemente nei sistemi di intelligenza artificiale. «Questo – dice Martha Palmer, professore nel dipartimento di Linguistica e Informatica dell’Università del Colorado – indica quanto lei fosse avanti rispetto al suo tempo, quanto fosse importante il suo lavoro, quanto poco sia stato valutato per i primi 20 anni».

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www.macitynet.it/ricordando-karen-sparck-jones/

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— SUGGERIMENTO 1

Professoressa emerita di matematica alla University of Texas a Austin.

— SUGGERIMENTO 2

Tra i suoi contributi più significativi ci sono i suoi studi sul calcolo delle variazioni.

— SUGGERIMENTO 3

La prima donna nella storia ad aver vinto il famoso e prestigioso premio Abel dell’Accademia norvegese delle scienze e lettere, noto anche come il Nobel per la matematica.

La risposta corretta è...

Karen Uhlenbeck

Si chiama Karen Uhlenbeck ed è la prima donna nella storia ad aver vinto il famoso e prestigioso premio Abel dell’Accademia norvegese delle scienze e lettere, noto anche come il Nobel per la matematica. La motivazione: Uhlenbeck ha vinto “per i suoi risultati pioneristici nel calcolo delle variazioni, nelle teorie dei gauge e nei sistemi integrabili, e per l’impatto fondamentale del suo lavoro sull’analisi, la geometria e la fisica matematica”. Il suo lavoro, infatti, è stato appena descritto come uno dei più importanti nella matematica del 20° secolo.

Uhlenbeck, professoressa emerita di matematica alla University of Texas a Austin, si è così aggiudicata il premio da sei milioni di corone norvegesi (600mila euro circa) per le sue ricerche e il suo enorme contributo nei campi della geometria, fisica e matematica. Ma soprattuto nel mondo delle teorie di gauge, ovvero una classe di teorie di campo (in fisica il campo è una grandezza esprimibile come funzione della posizione nello spazio e del tempo) basate sull’ipotesi che alcune simmetrie, ovvero la proprietà dei fenomeni fisici di ripetersi identici nello spazio e nel tempo, siano possibili non solo globalmente ma anche localmente.
Inoltre, tra i contributi più significativi di Uhlenbeck ci sono i suoi studi sul calcolo delle variazioni, campo dell’analisi matematica che si occupa della ricerca dei punti minimi e massimi (estremali) di una data funzione, o di un’entità matematica. In altre parole, per fare un esempio pratico, se soffiamo nelle bolle di sapone, queste diventano delle sfere. In questo caso, è la figura che massimizza il volume minimizzando la superficie.

Oltre ad aver ricevuto oggi il premio Abel, Uhlenbeck ha vinto nel 2000 la National Medal of Science per la matematica e l’informatica e nel 2007 il premio Steele della American Mathematical Society. In questa ultima occasione, la studiosa ha posto l’attenzione della comunità scientifica per le presenza di un bassissimo numero di donne in posizioni di leadership nella scienza. In un commento autoironico del suo lavoro appena premiato, Uhlenbeck aveva infatti riferito che “riuscire a cambiare una cultura è un compito molto importante rispetto agli altri piccoli traguardi e risultati che ho appena menzionato nel mio studio”.

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