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Università della Calabria
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Vedere l’invisibile

Si può vedere, toccare o persino ascoltare l’invisibile? Le donne e gli uomini di scienza ci hanno mostrato che sì, è possibile, e ce ne hanno fornito gli strumenti. Uno di questi ha origine nel lontano 1895, quando una misteriosa luce invisibile attraversò un corpo umano e lasciò su una lastra fotografica la traccia di ciò che l’aveva fermata. Wilhelm Conrad Röntgen aveva appena visto l’immagine delle ossa della mano della moglie Anna, producendo così una delle prime radiografie della storia, che nella storia è rimasta.
Il mondo se ne innamorò e ne ebbe paura. Nel giro di pochi mesi dilagarono le poesiole sui “raggi birichini” che attraversano vestiti e muri, i ritratti a raggi X negli studi fotografici, gli scheletri danzanti mostrati a pagamento nelle fiere. Per oltre un secolo abbiamo poi fantasticato di uno sguardo che vede tutto. Ma qual è lo “sguardo” della scienza?
All’Università della Calabria, l’infrastruttura di ricerca STAR è nata anche per raccogliere questa sfida. I suoi strumenti, in particolare le sue sorgenti di raggi X, sono infatti una sorta di “super-vista” con cui si può osservare l’interno di qualsiasi tipo di materia lasciandola intatta. Che si tratti di un prezioso reperto archeologico, di una pianta rara o di un piccolo animale, STAR può crearne una copia digitale, manipolabile virtualmente quante volte serve, per carpirne alcuni dei segreti più intimi.
Per questa edizione di SuperScienceMe abbiamo usato i dati di STAR per esplorare la materia con tre sensi. Indosserete un visore per viaggiare dentro il volume di un oggetto reale: non guarderete un’immagine, vi muoverete al suo interno, tra le sue cavità e le sue strutture. Esplorerete con le dita modelli stampati in 3D: la superficie interna di un fossile, il dettaglio nascosto di un’opera d’arte e la disposizione degli atomi in un materiale. E ascolterete infine una tomografia trasformata in suono: la densità del materiale ne governa l’intensità, una cavità apre un silenzio, un difetto irrompe come una voce fuori posto. In nessuno dei tre casi state però guardando l’oggetto. State guardando – o toccando, o ascoltando – ciò che uno strumento ne ha ricostruito. Proprio come nel 1895: su quella lastra non c’era una mano ma la traccia di ciò che aveva fermato la luce.
Quello che scoprirete è che una rappresentazione scientifica è il risultato di scelte, di modelli, di interpretazione e che la domanda giusta è piuttosto: che cosa ci ha mostrato ciascuna di queste tre esplorazioni, e che cosa ci ha nascosto?

a cura di: Altro
  • codiceUNICAL_101
  • luogoSala Multimediale - Infrastruttura di Ricerca STAR
    Università della Calabria
  • destinatariStudenti/sse della scuola secondaria di I grado, Studenti/sse della scuola secondaria di II grado, Altri/e visitatori/trici
  • catalogo
    eventi