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Dalla dialisi “salvavita” a salvare la vita in dialisi: predire il rischio cardiovascolare nei pazienti uremici

Dalla dialisi “salvavita” a salvare la vita in dialisi: predire il rischio cardiovascolare nei pazienti uremici

Davide BOLIGNANO, Giorgio FUIANO (DSMC) – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI MAGNA GRAECIA DI CATANZARO

Ripercorreremo brevemente la storia dell’emodialisi, un’ invenzione che ha consentito e che consente tutt’ora di salvare la vita a milioni di persone affette da insufficienza renale terminale in tutto il mondo.

Purtroppo, nonostante enormi progressi, la dialisi è ancora lontana dall’essere una terapia perfettamente biocompatibile per l’organismo umano. I pazienti che si sottopongono a dialisi cronica, infatti, sviluppano progressivamente un maggior rischio di andare incontro a varie complicanze, soprattutto cardiovascolari, rispetto a soggetti sani della stessa età.

Vari gruppi di ricerca in tutto il mondo sono alla continua ricerca di “biomarcatori”, sostanze prodotte dall’organismo stesso in grado di “segnalare” individui particolarmente a rischio di sviluppare tali complicazioni, per prevenirne la comparsa e rendere quindi l’emodialisi una terapia salvavita ancora più sicura.

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